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26 gennaio 2014

Lo stato di salute del MAXXI di Roma



Pubblico alcuni estratti dell'articolo di Emanuele Piccardo, un'istantanea, una diagnosi della
situazione M.A.XXI Nonostante l'avvicendarsi di Presidenze e Consigli d'amministrazione le attività che il Museo  propone non attirano sufficientemente i visitatori, che dal 2010, anno della sua inaugurazione, sono in costante decremento.
“Vogliamo costruire un MAXXI interessante per tutti; accogliente per i piccoli, i ragazzi e le famiglie, stimolante per gli amanti dell’arte, dell’architettura, del design, attraente (fico!) per i giovani, imperdibile per un pubblico internazionale”.

(Giovanna Melandri, La nostra visione, Introduzione al rapporto annuale 2013)

Il 22 gennaio 2014 è stato presentato il bilancio del Museo che non entusiasma se paragonato al report del primo anno di attività, il 2010, dove il MAXXI ha avuto 476.400 visitatori contro i 294.000 odierni. Inspiegabile il picco di visitatori in agosto pari a 13.000, a dimostrazione del forte legame con i romani la cui assenza per le vacanze si fa sentire, se confrontati con i 32.000 di settembre-ottobre. Se si analizzano in profondità i dati, i grandi assenti sono gli over60 con il 17% e i giovani under30 con il 36%, percentuale quest’ultima che dovrebbe essere almeno pari al 50%, in quanto un museo deve formare proprio i cittadini del futuro. Anche i numeri in rete sono bassi, solo 651 iscritti sul canale youtube e 71.000 su Facebook contro i 372.000 del Pompidou.

Certo bisognerebbe imitare il Pompidou che, sotto la guida di Migayrou, ha acquistato gran parte dei lavori dell’architettura radicale italiana e internazionale, quando nessuno la considerava. Gli strumenti per mappare il territorio italiano sono gia’ esistenti, basta pensare alla schedatura, divisa per regioni, delle architetture del secondo Novecento attuata dal Ministero dei Beni Culturali, ma occorre investire economicamente ed in risorse umane competenti. Il MAXXI dovrebbe essere il luogo ideale per gli architetti e gli artisti dove potersi confrontare e dibattere, ma anche dove poter donare libri, fotografie e disegni. Non accade per una gestione sbagliata e presuntuosa, senza accettare con umilta’ crtiche e osservazioni ma conducendo alla deriva culturale il Museo. Sicuri che nessuno si scagliera’ mai contro, in primis gli architetti e i critici, sempre supini al potere per non dover rinunciare, forse in futuro, a esporre il proprio lavoro.
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