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08 settembre 2013

Vanity Height: lo spazio "inutile" dei grattacieli

Mi sono imbattuto in un interessante articolo che analizzando, sulla base dei dati del Consiglio per gli Edifici Alti e l'Habitat Urbano - C.T.B.U.H., gli edifici più alti del mondo ne dichiara la percentuale di spazio non abitabile, la cosiddetta Vanity height (nome assegnato con un punta di sarcasmo).

Si nota così che gli edifici costruiti negli ultimi due decenni, quelli dell'accelerazione della corsa a costruire edifici sempre più alti, siano quelli con la più alta percentuale di spazio non abitabile, che quasi sempre assume una funzione tecnica e secondo luogo di impatto visivo.

E' interessane anche notare che la quota di vanity height si aggira sempre comunque intorno ad 1/3 dell'altezza totale. Due sicuramente sono le ragioni della  ricorrenza di tale proporzione:
a) il ritorno economico; un edificio con una Sup. abitabile troppo bassa frutterebbe poco per rientrare abbastanza velocemente nell'investimento di capitale fatto per la sua costruzione;
b) se non valesse comunque il caso precedente esiste una ragione tecnologico-costruttiva: le strutture sommitali che costituiscono la Vanity height tendono a convergere sempre in forma di punta. Ciò comporta la necessità di scegliere strutture più leggere e snelle che permetterebbero poco l'abitabilità, senza tra l'altro appesantire ulteriormente l'edificio. Senza contare il problema della risposta dell'edificio alle oscillazioni, fenomeno direttamente proprozionale all'altezza dell'edificio.


In attesa di capire il destino dello Sky City One, anche la costruenda Kindom Tower (che si appresta ad essere l'edificio più alto del mondo con i suoi 1000 m di altezza) progettata dallo studio Adrian Smith + Gordon Gill Architecture, avrà una superficie non abitabile del 29%.
 
Kingdom Tower © Adrian Smith + Gordon Gill Architecture