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20 aprile 2013

Young Italian Architects@Casa dell'Architettura


Non sono a conoscenza di altre iniziative simili in Italia, ma l'idea di Luigi Prestinenza Puglisi, con il suo staff, di creare un evento che catalizzasse l'attenzione sulla prolifica attività di tanti giovani colleghi che hanno trovato  terreno fertile per la professione all'estero, è magnifica. Geniale l'invito a donare agli organizzatori una valigia che contenessi qualche oggetti e una sintesi del loro lavoro, usando qualsiasi mezzo e forma. Ne è risultato un allestimento narrativo fresco, curioso, molto indicativo dello spirito di ogni team/architetto. 

Young Italian Architects porta a conoscenza, se mai ce ne fosse ancora bisogno, dell'esistenza di centinaia di piccoli studi di giovani appassionati che trovano soddisfazione professionale oltralpe. Ieri alla Casa dell'Architettura si respirava un'atmosfera carica di energia e di passione. Qualche elemento di critica sulla charrette dei 20 studi selezionati e invitati a raccontarsi brevemente: discorsi a volte ricamati, ampollosi, cavillosi, nebulosi, che poi paradossalmente giungevano a sintesi troppo veloci. Altri eccessivamente semplificati. Molte di queste performance espressive "medie" credo siano state dovute all'inesperienza che ovviamente molti professionisti hanno nel comunicare ad un vasto pubblico, in occasioni come queste, le proprie idee senza farsi sopraffare da una fisiologica ansia da prestazione e/o timidezza. Qualcuno esulava però da questa timidezza ostentando fastidiosa sicumera. 

Quindi, e chiudendo, trovo molto calzanti gli interventi di Massimo Locci, Orazio Carpenzano, Paolo Valerio Mosco, casualmente e tendenzialmente tutti concordi: troppa comunicazione grafica abbellita, edulcorata: rendering nebbiosi, ammiccanti e rielaborazioni grafiche troppo attente alla forma, così tanto da distrarsi dalla sostanza (mi veniva in mente, in alcuni casi, Fuffas con la sciarpetta). Come ha detto Mosco: << troppo sapere, poco sapore>>. Cari colleghi, dobbiamo forse ritornare alla sostanza umile e semplice anche della comunicazione?Dobbiamo capire forse la complessità che si nasconde dietro la parola SEMPLICE, e farla nostra? Mi pongo questa domanda.