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29 marzo 2013

riguardo al ponte di Calatrava



Mi associo a Sgarbi, opera costosa e inutile. Necessari 4 o 6 appalti, ora non ricordo, per portarla a termine. Cantiere lungo come per tante opere italiane, progetto esecutivo difficile e da rifare perchè Cala-la-trava aveva consegnato calcoli dannosi per le due sponde.
L'utilità della connessione delle due isole? Bah....con qualche minuto di cammino in più si ovviava al problema.
La prospettiva sulla città? Rovinata, il ponte non permette di traguardare con lo sguardo. I mancorrenti troppo invasivi annullando lo slancio orizzontale che il ponte vuole dare.
Il problema del contesto. E' un'opera che si sforza di essere contestuale ma di contestualità ce ne possono essere tante, quella scelta non è la migliore. 
E quindi la forma e il colore della struttura. Anche se ha dolorosamente dovuto rinunciare al suo esasperato espressionismo che rimanda alle forme del naturale, sai siamo a Venezia... dove  le sue architetture dopate di formalismo stonerebbero, ebbene questo espressionismo è ancora troppo presente nel ponte.
Soluzione? Niente ponte o modestia....

23 marzo 2013

Omaggio a Gabriele Basilico

"E' certo che io faccio fotografie in relazione al principio e all'esperienza estetica della 'visione'. In questo senso io sono pienamente fotografo. Ma è anche verso che la fotografia, e non solo come linguaggio, è entrata da parecchio tempo, e a buon diritto, nel mondo dell'arte. Sono convinto però che un'unità della fotografia nel grande bacione della ricerca artistica è un'idea troppo riduttiva:una cosa è usare la fotografia come linguaggio per comunicare un'opera concepita in modo diverso (per esempio un'installazione), un'altra cosa è pensare <<fotograficamente>>, interpretandola, la realtà."


GABRIELE BASILICO, fotografo, 1944-2013.








08 marzo 2013

La cupola di Santa Maria del Fiore e il grattacielo

L'altro giorno mi son posto la seguente domanda:
esiste oggi, o nell'ultimo secolo, uno sforzo immane nel rispondere a sfide architettoniche ingegneristicamente ardite, come quella della costruzione della cupola di S.M. del Fiore a Firenze, o della Cupola di Michelangelo a Roma, ancora più indietro nel tempo, del Pantheon romano????
Pensiamo al cantiere di Firenze....arriva Brunelleschi e lui stesso inventa i gru adatte a sollevare materiali fino a quell'altezza e impalcati adatti a costruire una cupola che come ben si sà è a doppia calotta (geniale invenzione prima di tutto per alleggerirne il peso).

Pensate ai grandi pilastri necessari a sorreggere il peso della pesantissima e solidissima cupola di San Pietro... quale immane sforzo di ingegnerizzazione del cantiere ha permesso architetture così mastodontiche in un epoca così remota. Eppure son lì.
Ma oggi? Esiste un sforzo architettonico equiparabile, con le dovute equivalenze a quelli sopra citati? Sì secondo me: la costruzione di edifici in altezza. Senza stare a citare la nascita e l'evoluzione che risale a 100 anni fa il sogno contemporaneo è quello di costruire edifici alti anche 1000 m. Di progetti ve ne sono ma non esistono ancora soluzioni strutturali ad hoc per garantire la costruzione e solidità. Qui nasce lo sforzo futuribile dell'architettura di oggi: limitare l'uso del suolo e slanciarsi contro la gravità, sempre più alto.