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01 ottobre 2012

oct2006__Commento a PYCTA / Review of PYCTA

PYCTA _una proposta di spettacolo multimediale, tra la danza, l'architettura, e le tecnologie della motion capture e della motion graphics.


E' secondo me uno spettacolo che in qualche modo e per varie ragioni rappresenta il mondo della contemporaneità; e lo fa in modo forte, acuto, quasi esasperato.
A questo racconto della contemporaneità concorrono varia aspetti: la musica, i costumi, ma soprattutto l'ambiente curato da lei, che influenza secondo me le altre due cose. 
Prima di tutto vorrei spiegare con pochi elementi cosa intendo quando parlo di contemporaneità: intendo la velocità, il disordine (di cui essa ne è in parte causa); intendo la moltitudine di idee pensieri, e azioni contrastanti delle persone, effetto/causa della società dell'informazione e del costante incalzante progresso tecnologico; la società dei paradossi, lo smarrimento come perdita di alcuni punti fissi, forse di valori sani; e potrei continuare con chissà quanti altri elementi... Forse SMARRIMENTO è la parola più rappresentativa: lo noto nell'arte, nella musica - la nascita di nuovi suoni non più armonici (la nuova House-Tekno-Electro music, il digital sound) - e anche nell'architettura (la mancanza di un pensiero comune, di un filone nel quale riconoscere idee progettuali si questo o di quell'architetto, senza per forza creare un catalogo di tipi e forme). Anche nei progetti che ho pensato in questi ultimi due anni ho cercato di rappresentare la contemporaneità (lo smarrimento), usando la metafora del FRAMMENTO, che mi sembra la migliore. 
Ecco, Pycta, sembra raccontare questi nostri anni...
Lo spettatore viene a contatto immediatamente con la scena da appena si siede. Viene come catapultato nella narrazione, che non ha un vero e proprio inizio, di quelli ufficiali e pomposi (direi accademici). Questo grande nastro tranciato in altri più piccoli, che pendono parallelamente sopra il luogo della scena, invadendola, e quindi influenzandola; si comprende subito che sarà la chiave di violino di tutto il seguito. 
Come dicevo non si assiste a un momento preciso in cui il tutto inizia. Sin da subito si notano nella penombra, in cui ancora cavea e scena è immersa, queste figure in movimento, un movimento quasi meccanico e robotico ed iniziano a muovere questi nastri, arrotolandoli, srotolandoli, tirandoli indietro e avanti. Altra sullo sfondo sono immobili e si potrebbe pensare che si stiano ancora preparando per poi entrare in scena, invece anche quel margine è parte della scena stessa. E da lì si spostano e si intercambiano tra di loro per muovere continuamente il nastro e creare di continuo un nuovo luogo. Tutta la scena è di un colore neutro; gli unici colori son quelli quasi casuali dipinti su questi asimmetrici costumi, anch'essi ad esaltare un continuo movimento secondo me.
La musica è un misto di suoni: intervalli metallici, su un sottofondo debole dal carattere quasi arcaico e impercettibile. 
Ma l'altro elemento pur forte dopo il grande nastro regista del tutto, è questa figura in movimento. Una figura con una tuta sulla quale sono attaccati questi sensori che registrano il movimento e attraverso una particolare tecnica software lo restituiscono digitalmente su questa figura colorata e stilizzata che viene proiettata ora sul nastro, ora dietro di esso ora per terra, distorcendola, deformandola. 
Ma questa figura si muove in modo asincrono con la musica, movimenti scattanti ma fluidi allo stesso tempo; e asincrona con le altre figura che sullo sfondo continuano a muovere l'architettura scenica (il nastro). 
Questi suoni metallici, queste voci sfuggenti di sottofondo, si fanno sempre più frequenti, la scena prende un ritmo più veloce. Questa tuta sensoriale viene indossata costantemente da personaggi diversi per alternasi in questa danza plastico-fluida...ed in contemporanea ogni altra figura danza autonoma nell'architettura del nastro, mossa da un proprio ritmo incurante del suoni, e del ritmo dell'attrice principale: la danzatrice "digitale" se posso usare questo termine. 
Ma così come lo spettacolo era iniziato con una sincronia - la danzatrice "digitale" e le altre figure si muovevano insieme -, tornano ora a danzare sincronicamente, tra i caotici nastri curvati... e lo spettacolo sfuma in un senso che ognuno può autonomamente interpretare, ma comunque credo una sorta di sfumatura nell'indefinitezza del contemporaneo...


A personal review of PYCTA_

a multimedia production in which dance, architecture and the technologies of motion capture and motion graphics are skilfully interwoven to produce a masterpiece of its kind

TRANSLATION COMING SOON