green

16 agosto 2015

Lingeri, straordinaria modernità

E correndo per tornare al pontile per il battello di ritorno a Como ti imbatti nella serie di residenze per artisti progettate da Pietro Lingeri...negli anni '20


Pietro Lingeri residenze per aertisti Accademia di Brera Isola Comacina Lago di Como


05 novembre 2014

Una critica all'archeologia "necrofila". Il complesso rapporto con il monumento.

ricostruzione arena colosseo franceschini manacorda roma


La domanda da porsi è: qual'è il giusto compromesso tra ripristino e/o ricostruzione storica che riporta il monumento alla sua originaria forma (spesso espressione della sua funzione) e un restauro "leggero" che mantenga tutte le stratificazione storiche (aggiunte e asportazioni)?

Sulla proposta di ripristino dell'arena del Colosseo, avanzata dal Ministro Franceschini, una illuminante risposta di Daniele Manacorda Archeologo e Professore Ordinario di Metodologia della ricerca archeologica dell'Università Roma Tre.

(estratto)

"È esistita, ed esiste tuttora - noi archeologi dobbiamo confessarlo per primi - un'archeologia necrofila, un modo di concepire e praticare l'intervento sui monumenti e le stratificazioni antiche come un'insana esposizione delle cose morte. Intendiamoci: l'anatomia dei cadaveri ha dato vita alla scienza moderna, aprendosi la strada tra divieti religiosi e tabù ancestrali, e anche l'archeologia praticando l'anatomia del terreno, vive frugando nelle viscere delle case rotte, scartate, non più funzionanti.

Ma analizzare scientificamente un monumento e trarne tutte le informazioni storiche che ne derivano non ha nulla a che vedere con l'ostentazione della sua morte. Fatta l'autopsia, il medico legale ricuce il cadavere. Scavato un monumento, l'archeologia dovrebbe generalmente riseppellirlo, specie se manca un progetto valido di valorizzazione. E se quel monumento è sempre stato lì? Se - come nel caso del Colosseo - quell'ammasso di pietre, prima di diventare ai nostri occhi un monumento, era stato una rovina, una di quelle grandi rovine che hanno dato senso e fascino alla storia millenaria di Roma?"


D. Manacorda



23 ottobre 2014

Kahn e la volontà di essere.

Louis Kahn University pennylvania Penn
Lous Kahn mentre insegna presso il Fourness Building, University of Pennsylvania | 1967

"L'essenza della volontà di essere, è ciò che l'architetto dovrebbe esprimere nel suo progetto. E io affermo che devo farlo, anche a costo che il suo progetto non corrisponda al budget. Così si distingue dal semplice progettista."



(Louis I.Kahn)






24 agosto 2014

Rainer Maria Rilke: una poesia per Apollo


Poesia e filosofia estetica si uniscono. Strumento ed esortazione potente per dare nuova presenza (già presente) all'assente. Questione di sensibilità e tutto torna ad apparire.




TORSO ARCAICO DI APOLLO

di Rainer Maria Rilke


from Rilke: Selected Poems (Univ. of California Press, 1957)

Torso arcaico di Apollo Louvre
Torso arcaico di Apollo,
V-VI sec. A.C., Louvre

Non conoscemmo il suo capo inaudito
e le iridi che vi maturavano. Ma il torso
tuttavia arde come un candelabro
dove il suo sguardo, solo indietro volto,
resta e splende. Altrimenti non potrebbe abbagliarti


la curva del suo petto e lungo il rivolgere
lieve dei lombi scorrere un sorriso
fino a quel centro dove l'uomo genera.

E questa pietra sfigurata e tozza
vedresti sotto il diafano architrave delle spalle,
e non scintillerebbe come pelle di belva,

e non eromperebbe da ogni orlo come un astro:
perché là non c'è punto che non veda

te, la tua vita. Tu devi mutarla.
Torso arcaico di Apollo Louvre

[versione originale]

Wir kannten nicht sein unerhörtes Haupt,
darin die Augenäpfel reiften. Aber
sein Torso glüht noch wie ein Kandelaber,
in dem sein Schauen, nur zurückgeschraubt,

sich hält und glänzt. Sonst könnte nicht der Bug
der Brust dich blenden, und im leisen Drehen
der Lenden könnte nicht ein Lächeln gehen
zu jener Mitte, die die Zeugung trug.

Sonst stünde dieser Stein entstellt und kurz
unter der Schultern durchsichtigem Sturz
und flimmerte nicht so wie Raubtierfelle

und bräche nicht aus allen seinen Rändern
aus wie ein Stern: denn da ist keine Stelle
die dich nicht sieht. Du musst dein Leben ändern.

20 agosto 2014

La Pietà


Bellezza et onestate
E doglia e pietà in vivo marmo morte,
Deh, come voi pur fate,
Non piangete sì forte,
Che anzi tempo risveglisi da morte,
E pur, malgrado suo,
Nostro signore e tuo,
Sposo, figliuolo e padre,
Unica sposa sua figliuola e madre.


Epigramma di Giovan Battista Strozzi il Vecchio (1505 - 71) 

(fonte Le Vite, Giorgio Vasari, 1550)




11 giugno 2014

Archiflash su "La città tra 100 anni"

La città tra 100 anni?
Recentemente ho avuto modo di ascoltare, come risposta a questa "stuzzicante" domanda, che tra cento anni non esisteranno più le città nella loro configurazione fisica attuale, come conurbazione più o meno addensata attorno a un nucleo o a nuclei generativi. Tra cento la città diverrebbe invece un sistema diffuso.

Sarà, a mio avviso, il contrario e provo ad elencare in modo sintetico alcune delle ragioni che danno senso alla mia opinione:
- i disagi e conflitti che la dispersione insediativa ha generato;
- la presa di coscienza del grande valore dei vuoti urbani periferici;
- le spinte sempre maggiori verso una tutela ambientale e paesaggistica in senso lato;
- la necessità di una sempre più inderogabile sostenibilità energetica e sociali.

Il discorso aprirebbe a scenari complessi e articolati come quello di una maggiore pervasività dell'Information Tecnology nella vita del'individuo in relazione al suo rapporto fisico con il costruito e quindi tutto l'apparato delle future evoluzioni tecnologiche possibili e ad oggi limitatamente prevedibili. E poi il tema delle Smart city, che mostra oggi i primi timidissimi spunti di riflessione.

Ma nello scenario di una complessa imprevedibilità, alcune necessità del momento porteranno sicuramente a dinamiche opposte a una diffusione e "ramificazione invadente" della città...almeno tra 100 anni.

09 maggio 2014

Il presente già passato ed il passato senza futuro

IL PASSATO....
Febbraio 2014 | Crollo di un contrafforte delle Mura Aureliane, Roma

Marzo 2014 | Uno dei recenti crolli (non il più recente) all'interno dell'area archeologica di Pompei
E IL PRESENTE....

2014 | Altro destino incerto per la " Nuvola" (Centro Congressi) di Fuksas all'EUR, Roma


2014 | Il futuro incerto della ormai ex Città dello Sport a Tor Vergata (Roma), S. Calatrava 



17 marzo 2014

Batlle i Roig - strutturare un paesaggio sostenibile

Lo studio BATLLE I ROIG ARQUITECTES viene fondato dai Enric Batlle e Joan Roig nel 1981 e si struttura da subito luogo di convergenza per diverse discipline: dall'ingegneria alla tecnica dell'architettura, al paesaggio, all'ambiente. Ogni progetto viene affrontato mediante una suddivisione tematica in vari team di progettazione, senza che essa configuri gruppi rigidi e impermeabili, ma al contrario permettendo uno scambio più approfondito di informazioni per l'evoluzione del progetto. Tra le opere che lo studio ha realizzato negli ultimi anni rilevano senz'altro alcune che, confrontandosi con la grande scala del paesaggio o con quella sub-urbana, rappresentano una felice ricomposizione dell'eterno conflitto che si genera tra la spinta antropizzatrice dell'azione umana e la tendenza naturale dell'ambiente a ri-appropriarsi di grande parti di territorio ad esso sottratto.

Il recupero dell'ex discarica di Garraf (Spagna) è assunto oggi come paradigma per azioni di rinaturalizzazione di territori delicati come sono quelli precedentemente sottoposti alla sversamento dei rifiuti. L'area di progetto presentava una ancor più urgente necessità di intervento essendo parte del Parco naturale di Vall d'en Joan, parco dal forte carattere silvestre nonostante la sua vicinanza a Barcellona. Lo studio ha avuto il triplice compito di risolvere il problema tecnico della discarica ormai chiusa, generare un nuovo spazio pubblico e configurare un nuovo paesaggio; è stato quindi essenziale l'approccio multidiscplinare che rappresenta una delle migliori skill dello Studio. Il progetto finale, sfruttando l'orografia del sito realizza una nuova immagine ambientale in armonia con il paesaggio costituita da un sistema di terrazzamenti coltivabili e gradoni che, oltre allo specifico compito della stabilizzazione del materiale sottostante, concretizza uno spazio pubblico tipologicamente ibrido e in equilibrio con la natura agreste del parco.




Il progetto dell'Impianto per il trattamento rifiuti a Vacarisses - CTRV (Spagna) istituisce un nuovo assetto per un area dove insiste una discarica che si avvia all'esaurimento del ciclo di vita. Dall'esigenza di minimizzare costi di gestione e impatto ambientale nasce l'idea di progettare in loco una struttura in grado di trattare rifiuti. Lo Studio concepisce allora un grande edificio-impianto che cerca una faticosa riduzione del suo impatto ambientale armonizzandosi con la topografia della valle. Una grande copertura orizzontale si piega a celare gli impianti di trattamento sottostanti. Il suo ruolo non è eminentemente funzionale: gli è anche affidato il compito di risparmiare energia e recuperare risorse naturali come acque meteoriche e luce, nonché un ruolo ancor più difficile, quello di cercare una pacificazione con l'ambiente per mezzo di grandi oculi di terra che ospiteranno futura vegetazione naturale.



 
 
L'Atlantic park a Santander (Spagna), i cui lavori si sono recentemente conclusi, è stata una ulteriore occasione per un confronto con area dalla forte vocazione naturale, con la presenza di un grandi stagni e zone umide, inserita in un contesto fortemente urbanizzato. L'obbiettivo di realizzare un grande spazio pubblico per eventi all'aperto e allo stesso tempo preservare l'ambiente naturale tentandone al contempo una valorizzazione viene ottenuto attraverso un gioco dinamico di sostruzioni digradanti verso il centro dell'area dove il precedente stagno viene espanso a configurare un nuovo lago adiacente al canneto. Il lago diventa la quinta orizzontale per il palco del nuovo teatro all'aperto le cui tribune si ibridano con il contesto. Un rete di percorsi innervano tutta l'area di progetto ancorandosi al perimetro, connettono centralità importanti presenti come l'università, penetrano nell'area del teatro e si addentrano canneto senza invaderlo ma garantendo un percorso pienamente naturalistico a pochi passi dal caos cittadino.



 
 
 

Rural Studio. Etica, ambiente e progetto per una necessità che non dimentica la qualità

Rural studio è un "gruppo" di progettazione/costruzione fondato all'interno della Auburn University (Alabama, USA) nel 1993 da DK Ruth e Samuel Mockbee, fornendo la possibilità agli studenti di architettura di avere una esperienza sul campo in merito alla costruzione di manufatti. Tale opportunità viene nobilitata dall'alto  valore educativo in quanto la natura degli interventi che lo studio realizza è rivolta alle fasce di popolazione meno abbienti nella regione del Black Belt nell'ovest Alabama.  Nei suoi primi anni lo Studio è diventato noto per aver focalizzato l'attenzione, la necessità e la possibilità sulla questione del riciclo dei materiali per la costruzione, riutilizzo e rifacimento di architetture di qualità. Nel 2001 Andrew Freear succede a Samuel Mockbee come direttore. Sotto al sua direzione Rural Studio ha ampliato la portata e la complessità dei suoi progetti, concentrandosi in gran parte su progetti rivolti alla comunità.

La filosofia di Rural Studio è che tutti, ricchi e poveri, meritino i benefici derivanti da un buon progetto. Tale obiettivo lo si persegue attraverso uno studio dei fabbisogni comunitari del luogo ed un conseguente confronto continuo che gli studenti avviano con le con le comunità residenti, un dialogo mediante il quale si  definiscono soluzioni attivando, a volte, anche raccolte fondi e dibattiti su idee di progetto per poi approdare ad un opera finale di indubbia qualità. Rural studio si interroga continuamente su ciò che sarebbe necessario costruire, piuttosto che ciò che potrebbe essere costruito, sia dal punto di vista prestazionale che di necessità effettiva dell'opera.
 
Ogni anno vengono realizzati quattro o più progetti da case unifamiliari a piccole strutture pubbliche con progetti seguiti da singoli studenti o piccoli gruppi. Ad oggi Rural Studio ha realizzato più di 150
progetti ed educato più di 600 "Citizen Architects." Tra i riconoscimenti più importanti ottenuti va segnalato il Global Award for Sustainable Architecture (Francia, 2008), menzione d'onore Award for Sustainability and Humanity in the Built Environment, Research & Initiative (Germania, 2007), Ralph Erskine Award for Architecture (Stoccolma 2006).
 
 
LIONS PARK PLAYSPACE
Greensboro | Alabama, USA | 2012

Un intero parco giochi che gli studenti del Rural Studio costruiscono attraverso l'assemblaggio di 2000 fusti da 55 galloni di acciaio zincato ricevuti in donazione e all'origine utilizzati per il trasporto di olio di menta. La configurazione spaziale crea labirinti che inducono all'esplorazione e alla scoperta, con l'inserimento di tubi sonori e camere sensoriali nascoste per aumentare l'interattività, la stimolazione mentale e la fantasia dei bambini. L'immagine del Parco cerca di farsi paesaggio essa stessa diversamente dalla concezione classica per cui i playgrounds sono inserti all'interno di un ambiente.
 
 
 
 


 
FIRE STATION
New Bern | Alabama, USA | 2004
L'opera costituisce il primo edificio pubblico a New Bern dopo 110 anni, per questo utilizzato anche per le riunioni del consiglio comunale e della comunità, costituendosi come un piccolo attrattore sociale. Va segnalato il merito del gruppo di progetto che è riuscito a raccogliere per la sua realizzazione e gestione 100.000 $ come donazioni. Anche questo intervento si caratterizza per la semplicità ed economicità dei materiali e della composizione fopmale configurando un grande guscio che protegge la grande aula coperta da elementi in alluminio zincato sorretti da capriate in legno di cedro e racchiusa da pannelli in policarbonato e permettono un grande intervisibilità con il contesto.
 
 


 
 
 
PERRY LAKE PARK PROJECT
Marion | Alabama, USA | 2001-2005
Il progetto, che raccoglie quattro team di studenti, uno per ogni anno, si confronta con la necessità di dover realizzare piccole strutture di servizio nella riserva naturale di Perry Lakes. Lo Studio concepisce tre struttura. La prima è un padiglione concepito come una grande aula multiuso aperta al paesaggio in legno di cedro (molto resistente in caso di inondazioni a cui il parco è spesso soggetto) e una copertura in lastre d'alluminio. Dell'opera se ne ha una percezione finale discreta, una presenza dal minimo impazzo nel contesto naturale. Le autorità del parco, dopo il grande riscontro ottenuto dal padiglione, commissionano un blocco servizi igienici, dalle dimensioni ridotte realizzato con lo stesso connubio di materiale del padiglione, ed un ponte per valicare il fosso di un piccolo torrente. Si rintraccia una coerenza molto forte nella poetica dei tre interventi che riesce a garantire il risultato finale di una contestualità sostenibile anche in termini economici e sociali.